LA SPEZIA – Sul ritorno di Massimo Perotti sulla questione delle aree dell’Arsenale e, questa volta, non solo, è intervenuto oggi sui social Sergio Landolfi, Presidente dei Doganalisti del Porto della Spezia con alcune osservazioni.
“È uscito – scrive Landolfi – venerdì 17 un’intervista sul quotidiano La Stampa a Massimo Perotti, presidente e ceo di Sanlorenzo, secondo produttore al mondo di superyacht, intervista a cura del giornalista e scrittore Fabio Pozzo, che ho avuto il piacere e l’onore di conoscere a Lerici alla presentazione della nuova edizione aggiornata del suo libro “Assolvete l’Andrea Doria”.
Per Landolfi è stata “un’ intervista precisa ma vista solo dalla parte di Perotti, e non mi fermo solo al titolo, che a dire il vero mi ha fatto abbastanza “pensare” (e non perché sono di parte in quanto presidente dei Doganalisti). Già a settembre dello scorso anno Perotti era uscito con la stessa frase, quindi non è una casualità.
Perrotti parla di spazi non utilizzati (in Arsenale per esempio) da distribuire alle varie realtà come Leonardo, Oto Melara, Fincantieri, Polo della Subacquea, per liberarle e renderle alla nautica.
Poi alla domanda precisa: “…a La Spezia ci sono anche aree dedicate ai traffici marittimi, inteso container…”
E molto schiettamente trova la sua soluzione: “… si possono spostare anche questi altrove, magari in altri porti come Savona o Imperia, che non hanno la fortuna di avere grandi produzioni militari e della nautica”.
Bene, ma il territorio spezzino è oggi uno dei principali poli nazionali dell’economia del mare: siamo infatti la prima provincia in Italia per imprese attive in questo comparto.
Un sistema integrato che unisce difesa, cantieristica, nautica, portualità, turismo e ricerca.
Non possiamo permetterci di sottovalutare il valore del nostro porto, che non è soltanto un punto nevralgico per il transito delle merci, ma costituisce una risorsa imprescindibile che offre opportunità concrete alle imprese, alle famiglie e alle nuove generazioni.
Anche dove c’è porto, c’è lavoro e lavoro di qualità: un valore che la nostra città dovrebbe promuovere e tutelare.
Il porto spezzino è considerato un elemento importante per l’occupazione e la competitività internazionale.
Il porto ha introdotto innovazioni come la digitalizzazione, l’automazione e l’intelligenza artificiale, elementi che hanno determinato efficienza e sostenibilità delle attività portuali, oltre aver favorito la crescita della competitività, l’incremento dell’occupazione qualificata e l’attrazione di investimenti.
In una mia intervista sull’avvio delle Zone Logistiche Semplificate avevo dichiarato (ancora attuale): “Al fine di favorire lo sviluppo dell’intero settore economico provinciale, in molti ritengono essenziale individuare nuove aree produttive o promuovere l’utilizzo condiviso, in modalità dual use, degli spazi attualmente destinati a servitù civili o militari. Per ottenere questi obiettivi, istituzioni e imprese devono collaborare promuovendo dialogo, innovazione e politiche di crescita. Questo permetterà di consolidare i risultati e costruire una base solida per lavoro e benessere nella comunità spezzina, evitando conflitti tra settori economici”.
Mi dispiace quindi – conclude Sergio Landolfi – che c’è ancora chi non riconosce l’importanza del porto per la crescita economica, sociale e tecnologica della città e del suo hinterland.




