LA SPEZIA – “Con questa riforma vogliamo mettere il mare al centro dell’interesse del Paese, insieme a tutti i ministeri anche dei prossimi governi, indipendentemente dal colore politico”.
Queste le parole del vice ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Edoardo Rixi, intervenuto al Forum “Risorsa Mare” alla Spezia dove ha confermato l’impegno per una “riforma del mare” che restituisca all’Italia un ruolo di leadership strategica nel Mediterraneo .
Se ci sono 622 emendamenti al progetto di riforma – ha osservato Rixi – vuol dire che c’è interesse sulla materia. Mi sarei preoccupato di più se ne avessimo avuto zero”.
Quanto ai tempi Rixi ha prospettato la metà di ottobre o ai primi di novembre per arrivare alla votazione alla Camera dei Deputati, e noi “stiamo lavorando con la maggioranza al fine di avere un testo che sia equilibrato perché la responsabilità come governo è di fare una riforma che non blocchi i porti”.
Entrando nel merito Rixi ha detto che “si poteva anche pensare di ridurre il numero delle Autorità portuali ma questo avrebbe complicato la vita gli operatori e a tutti perché vuol dire che nella fase di transizione avremmo avuto non solo tensioni territoriali ma una difficoltà dei singoli scali di poter operare”.
Per questo “si è deciso di fare una riforma molto più leggera, di lasciare l’autonomia, la gestione degli scali a livello locale di avere una raccolta delle idee migliori a livello di nazionale per portarle su un piano nazionale che sarà approvato da tutti e che, una volta deciso, lo Stato dovrà finanziare tramite la Società da realizzare e dare una visione anche agli investitori stranieri di dove vuole andare il nostro Paese”.
E ha ripetuto: “Il nostro obiettivo è di riportare l’Italia ad essere leader nel Mediterraneo come capacità strategica”.
“Per giocare un ruolo importante abbiamo bisogno di strumenti. Il Mediterraneo è il 2 per cento della superficie marina mondiale, ma in esso si muove il 23 per cento dei traffici. Ma un Mediterraneo non stabile è un forte rischio per lo sviluppo del Paese. La nostra responsabilità è di fare una riforma che non blocchi i porti, lasciando autonomia gestionale alle Autorità ma dando una visione di sistema. E dobbiamo riuscire a farlo anche in un periodo difficile come questo, perché è il mare agitato che rende abile un marinaio, non il mare calmo”,
Credit Foto Emanuele Rubino
( 6 – continua)





