Il Mediterraneo e Il tentativo di aggirare Hormuz con l’alternativa Turchia-Iraq

Genova – Sempre dal Centro Studi di Federspedi allargando lo sguardo al Mediterraneo si rileva la crescita, complessivamente, dei traffici di transhipment, con Port Said Suez Canal a un +48,2%, e Algeciras a un +9,3%).

Questo mentre tengono ovviamente i porti spagnoli del Mediterraneo più vicini a Gibilterra sulla direttrice di Barcellona (-1,8%), mentre calano i porti del Mediterraneo centrale a cominciare dal Pireo (-5,7%).

E come nel in Italia fanno da contraltare i porti della Spezia e di Salerno, nel Mediterraneo orientale fa da contraltare la crescita dei porti turchi, come Mersin, che usufruisce della ricerca di alternative mare-gomma alla chiusura dello stretto di Hormuz.

Emblematico è il caso del Porto di Trieste che mentre cede importanti percentuali in container (si dice anche a causa della riorganizzazione delle alleanze tra le compagnie di navigazione che ha ridisegnato le rotte e ridotto i volumi in transito) nei traffici rotabili registra un segnale di segno opposto. La movimentazione Ro-Ro proveniente dalla Turchia è infatti cresciuta del 6,4%, passando da 77.618 a 82.554 veicoli industriali, con ciò ritendendo almeno plausibile che parte di questi flussi rifletta il tentativo di aggirare lo Stretto di Hormuz attraverso soluzioni alternative via Turchia-Iraq.

Tanto da far dire al Presidente di Federspedi Alessandro Pitto (nella foto) che “la Turchia si afferma oggi come partner sempre più rilevante nel Mediterraneo – dice Alessandro Pitto, Presidente di Fedespedi -. In uno scenario nel quale si aprono nuove rotte e gli equilibri logistici sono in continua evoluzione, è necessario consolidare rapporti commerciali sempre più solidi con questo Paese e promuovere alleanze strategiche in grado di agevolare il flusso delle merci”.

(2 – continua)

 

Condividi :

Altri Articoli :

Iscriviti alla nostra newsletter