Milano – Secondo Blomberg – che ha anticipato la notizia rilanciata da Start Magazine – il Gruppo Ferretti starebbe preparando una proposta per acquisire The Italian Sea Group in tutto o di alcuni asset.
di Enzo Millepiedi
Se ci si limita agli asset che The Italian Sea Group, in via di tenace recupero, potrebbe cedere, come si sa, c’è il cantiere della Spezia (nella foto), indicato appunto tra le probabili cessioni nel processo di risanamento e di rilancio della società, con la precisazione che in vendita sarebbe messa l’area che si affaccia su Viale San Bartolomeo, non i marchi. E’ il Cantiere ex Beconcini che Tisg aveva acquisito destinandolo al rilancio del marchio Picchiotti, cantiere che è a poca distanza dal Cantiere Riva che Ferretti ha alla Spezia, entrambi inclusi nel blasonato Miglio blu.
Siamo comunque alla stregua di rumors visto che lo stesso Blomberg ipotizza l’operazione sottolineando che non è detto che Ferretti arrivi a presentare un’offerta, anche a fronte del fatto che Ferretti ha negato di aver avviato delle trattative con The Italian Sea Group (che resta un operatore globale nel settore della nautica di lusso con i brand Admiral, Tecnomar, Perini Navi, Picchiotti, NCA Refit e Celi 1920). Tisg sarebbe in buona sostanza genericamente incluso nella valutazione delle opportunità che “possono presentarsi sul mercato”.
Opportunità che seguirebbe in prima persona il nuovo amministratore delegato di Ferretti, Stassi Anastassov, finanziere svizzero di origine bulgara succeduto ad Alberto Galassi nell’ultima assemblea degli azionisti del 14 maggio scorso nella quale ha prevalso la lista cinese di Weichaiista di Weichai su quella del fondo svizzero-ceco Kkcg, holding d’investimento di Karel Komárek, che – lo ricordiamo – ha reso noto di aver depositato un ricorso d’urgenza ex art. 700 c.p.c. e art. 2378 c.c., a Bologna per congelare la nomina del nuovo consiglio d’amministrazione e il nuovo vertice del gruppo.
Il controllo di Ferretti, attualmente in capo a Fih/Weichai, sarà dunque al vaglio della Sezione Imprese del Tribunale di Bologna chiamati a decidere se bloccare subito l’operatività del CdA attuale e ordinare il riconteggio dei voti assembleari.
Già dopo la vittoria all’assemblea degli azionisti della lista cinese guidata da Weichai (39,5% di Ferretti tramite Fih), Kkcg ha chiamato, come aveva annunciato il 14 maggio scorso, in causa il Governo italiano sostenendo che sono state violate le norme sul Golden Power. Kkcg accusa Weichai di non avere rispettato gli obblighi di notifica previsti dal Golden Power.
Ciò in quanto la rilevanza strategica di Ferretti non si limita alla leadership nei superyacht di lusso, ma risiede nella progettazione di piattaforme marittime altamente sofisticate con applicazioni dual-use (civile/difesa), un patrimonio ingegneristico che ha valore per la sicurezza nazionale.
La mancata notifica avrebbe dovuto congelare il diritto di voto della cordata cinese consentendo così a Kkcg Maritime di raggiungere la maggioranza assoluta, assumendo così la guida del CdA e del Collegio Sindacale.
Si tratta inoltre, secondo il gruppo del miliardario ceco, di una questione di trasparenza per la quale nel ricorso si ipotizza l’esistenza di presunti patti parasociali e non comunicati al mercato tra Weichai e altri soci legati a Pechino che avrebbero agito in modo coordinato violando le regole delle società quotate.
L’urgenza del ricorso ex 700 cpc è indicata da Kkcg infine dal fatto che la gestione operativa del nuovo board esporrebbe l’azienda a un rischio imminente e irreversibile: quello del potenziale trasferimento o l’integrazione di dati, segreti industriali e tecnologie marittime sensibili verso l’estero.





