Genova – Come si è visto si è chiusa definitivamente la posizione dell’ex governatore della Regione Liguria Giovanni Toti nell’ambito dell’inchiesta “bis” sulla corruzione elettorale.
Lo ha deciso il giudice Giorgio Morando che ha disposto l’archiviazione su richiesta dei pm Federico Manotti e Luca Monteverde, secondo i quali non sono emerse prove sul coinvolgimento di Toti nel presunto voto di scambio, per il quale è stato invece rinviato a giudizio, tra gli altri, l’ex capo di gabinetto Matteo Cozzani.
Medesima sorte anche per l’imprenditore Pietro Colucci, e per Aldo Spinelli e Mauro Vianello, così come per l’ex presidente del Porto di Genova Paolo Signorini, tutti che hanno già patteggiato o fatto la messa alla prova ai servizi sociali.
Da quel 7 maggio 2024 sono trascorsi poco più di due anni, di cui 80 giorni di domiciliari, le dimissioni e un patteggiamento di 2 anni e 3 mesi, convertiti in 1620 ore di lavori socialmente utili, perché esausto dell’impatto degli arresti domiciliari e della grancassa mediatica mediatica e di piazza, l’ex leader di Noi Moderati si è visto riconoscere “l’insussistenza dell’ipotesi di reato astrattamente ipotizzabile”, ma anche la piena “inidoneità degli elementi in atti a formulare una ragionevole previsione di condanna”.
Dopo gli sconvolgimenti politici e la gogna giustizialista, sentito da Pietro Senaldi condirettore di “Libero Quotidiano”, Toti ha commentato: “Non ha vinto nessuno, hanno hanno perso i cittadini”.





