LA SPEZIA – E’ stato aggiornato alla Spezia il protocollo di contrasto al caporalato nei cantieri della grande nautica, uno dei pilastri della blu economy spezzina, settore di 16mila addetti, da 1.3 miliardi di valore aggiunto e il 17.4% di tutta l’economica provinciale.
L’aggiornamento avviene a cinque anni dalla operazione Dura Labor sugli episodi di sfruttamento dei lavoratori dell’indotto.
Nel nuovo testo si dà soprattutto importanza alla formazione dei lavoratori stranieri per la comprensione della lingua italiana, imprescindibile passepartout per accedere alla conoscenza di diritti e doveri, frutto degli incontri – ha detto il prefetto Andrea Cantadori – con sindacati e Confindustria. Alessandro Laghezza ha osservato: “Abbiamo marchi tra i più prestigiosi al mondo in questo campo, ma dobbiamo abbinare la dignità del lavoro al successo industriale”.
Per parte sindacale sono intervenuti Antonio Carro della Cisl (C’era l’esigenza di potenziare il protocollo anche per il peso che la nautica ha nell’economia della nostra provincia), Luca Comiti della Cgil (Bisognava migliorarlo. Ma c’è ancora un grande lavoro da fare soprattutto per quanto riguarda le condizioni di vita all’interno dei siti di lavoro) e Salvatore Balestrino della Uiltec (Le reali condizioni di impiego sono la sfida da vincere, sapendo che ci sono i subappalti che sono l’anello debole della filiera).
Per Bruno Pisano, presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Orientale “Si è fatto un lavoro sulla trasparenza che è una garanzia della concorrenza questo riguarda tutta la blue economy, nautica, portualità e logistica per rendere La Spezia un bel posto in cui vivere, lavorare e fare impresa”.
E Paolo Cavagnaro coordinatore dell’area sociosanitaria spezzina ha auspicato che questa buona pratica possa essere condivisa anche nelle altre province vito che dal 1° gennaio c’è un’unica azienda sanitaria regionale.




