Oceano Pacifico: sono oltre duecento le navi bloccate davanti ai porti in Usa e in Cina

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Le navi giramondo viaggiano ma non riescono a rispettare le tabelle di marcia. Non per i ritardi dei collegamenti ma per la situazione dei porti più importanti che, sia negli Stati Uniti sia in Cina, sono sempre più congestionati, mettendo a dura prova gli approvvigionamenti di una domanda sempre sostenuta nel dopo pandemia.

Non c’è solo la vertiginosa crescita dei noli contro la quale cominciano a essere sottoscritti patti per il loro congelamento da importi gruppi armatoriali, non c’è solo la persistente carenza di container vuoti nonostante le quattro fabbriche che sole li costruiscono in Cina, non ci sono solo importanti gruppi come l’Ikea che si compra le vani per la necessità delle consegne della sua produzione. Anche la catena logistica sotto pressione avverte una inedita sofferenza per i colli di bottiglia che si ripetendo sia ad est che ad ovest del mondo.

Abbiamo dato recentemente la notizia delle navi – una sessantina – in attesa davanti al Porto di Los Angeles congestionato al quale si è aggiunto il Porto di Long Beach. In precedenza era rimasto chiuso in Cina, qui per la pandemia, il più importante per tonnellate porto mondiale. Ora, senza problemi di pandemia ma solo di congestionamento, troviamo appunto in difficoltà anche gli scali più importanti della Cina. In base al report di EeSea, la società che analizza gli orari dei vettori, sono oltre 150 le navi che aspettano di entrare nei porti di Shanghai e Ningbo.

 

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