Mumbai – L’Amerigo Vespucci è salpato dal Porto di Mumbai in India con rotta su Karachi in Pakistan.
Dopo una navigazione di sei giorni nell’Oceano Indiano il veliero è atteso nel Porto di Karachi per il 7 dicembre e dove resterà fino al 9 dicembre.
Intano Italia e India hanno scambiato visioni, obiettivi e strategie al Villaggio Italia di Mumbai dove sviluppare si sono illustrati su piattaforma grandi progetti per il futuro dei due Paesi.
Intanto Formiche propone un’analisi a firma di Gianluca Zapponini
Analisi che rileva come Italia e India “stiano puntellando la cooperazione, ormai passata dal segmento meramente commerciale a uno totale, strategico, nel nome di una sinergia che abbraccia tanto la sfera economica e industriale quanto quella securitaria. Merito del ministro per le Imprese, Adolfo Urso, volato in India per stringere ancora di più le maglie tra quella che è virtualmente la seconda economia globale e una delle manifatture più forti del Pianeta. Il punto di partenza sono le imprese, vero ponte tra Roma e Nuova Dehli”.
E’ lo stesso ministro a sottolineare che “il mercato indiano è in forte crescita: lo scorso anno il nostro interscambio ha sfiorato i 15 miliardi di euro, ma resta un deficit che dobbiamo colmare. In questo contesto si inserisce il Piano d’azione strategico (che guarda al 2029 e rinnovato proprio pochi giorni fa in Brasile, ndr), che permetterà all’Italia e all’India di compiere un salto di qualità, passando da semplici partner commerciali a partner strategici tecnologici e industriali. Ciò implica anche lo sviluppo e l’incremento degli investimenti indiani in Italia, uno dei target di questa mia missione qui a Mumbai e Nuova Delhi, in particolare nell’industria, dalla siderurgia alla meccanica alla tecnologia green”.
Peraltro “la missione in India di Urso rappresenta la prima diretta conseguenza del Piano d’azione Italia-India. Tra le aziende che hanno accompagnato Urso al Villaggio Italia che segue il tour mondiale della nave Amerigo Vespucci, anche le prime linee in India di Brembo Brakes, Marposs, Bauli, Coesia e Poltrona Frau.
E il responsabile del Mimit ha evidenziato come l’India stia guidando lo sviluppo economico nel mondo e, in questo contesto, possa quindi ridisegnare “anche gli equilibri geopolitici e i confini dei mercati. Produrre in India può significare sicuramente colmare le richieste del crescente mercato interno con prodotti italiani, magari in partnership con le imprese indiane, ma significa anche produrre per i mercati vicini della più vasta area dell’Indo Pacifico”.
Ma quali gli assi portanti della nuova via indiana per l’Italia? Certamente, industria e tecnologia green, oltre che lo spazio.
“Il Made in Italy si è affermato nel mondo con prodotti di eccellenza e di qualità, a cominciare dalle tre A dell’eccellenza italiana: alimentazione, abbigliamento e arredo, e poi anche con le macchine utensili che realizzano questi prodotti. Ora il Made in Italy si sta sviluppando sempre più verso altri settori a più alto contenuto tecnologico, a cominciare proprio dalla blue Economy e dalla space Economy, cioè dai due comparti del futuro dove sono più evidenti le connessioni con l’India. Settori a cui dobbiamo aggiungere la farmaceutica e la scienza della vita e sicuramente l’industria della Difesa che tutela la pace e la stabilità nel mondo”, ha spiegato lo stesso ministro.
Gianluca Zapponini chiude così: “Oltre a illustrare alle imprese indiane le opportunità di investimento in Italia nella filiera della tecnologia verde, a cominciare dal fotovoltaico, Urso ha tenuto diversi incontri bilaterali con altrettanti ministri indiani nell’ambito del Piano d’azione, tra cui Jitendra Singh (scienza, tecnologia e spazio), Piyush Goyal (commercio e industria) e G. Kishan Reddy (miniere e carbone)”.











