Laboratorio Assonautica: alla caccia delle specie aliene che viaggiano sotto le barche

LA SPEZIA – Arriva anche dai ricercatori appena rientrati dall’Artide, tra i quali Laura Ghigliotti del Cnr, i richiami, tra gli altri, al pericolo delle specie aliene che minano al cuore la biodiversità dei nostri mari.

di Enzo Millepiedi

Un pericolo, quella della silenziosa invasione di specie aliene, per il quale non si deve andare poi così lontano per verificarlo e rendersene conto. Basta guardare, banalmente, che cosa c’è sotto le nostre barche per trovare gli intrusi che viaggiano con noi.

A dare una dimostrazione pratica, che ha lasciato stupiti oltreché naturalmente incuriositi e preoccupati, è stata la professoressa Jasmine Ferrario  dell’Università di Pavia che, dopo l’esperimento dal vivo, ha presentato, insieme ai suoi collaboratori, i dati della ricerca da loro svolta a partire dal 2028 sulle “specie aliene in ambito portuale”.

Lo ha fatto al Porticciolo dell’Assonautica De Benedetti che, come sempre in prima linea con le novità, ha aperto le porte (non accade spesso per una serie di motivi)  a questo evento che rientra nel programma Horizon Europe GuardIAS (Guarding European Waters from Invasive Alien Species).

L’incontro in Assonautica ha avuto anche un suo particolare significato perché chiude un ciclo di sei incontri avvenuti nel recente passato e tutti riferiti alle ricerche condotte nel cuore del Mediterraneo, come detto un’indagine ritenuta fondamentale per la tutela della biodiversità marina.

La scelta caduta sul nostro Golfo è stata fatta osservando la conformazione della costa spezzina, simile a un mare chiuso, che di suo favorisce appunto una ricca biodiversità. Tant’è che il Golfo della Spezia è stato l’unico ad essere scelto nel Mediterraneo nel programma che vede coinvolti altri Paesi costieri per la raccolta di dati che sono comparati a livello mondiale.

E’ stato anche spiegato, dal Presidente Piergino Scardigli e dal Direttore Romolo Busticchi, che è dal 2018 che Assonautica cura questo progetto utilizzando il metodo dello “Smilzonia” (Usa), noto come metodo del mattone e di facile applicazione.

 

Si usa infatti una piastra fissata a un mattone che è immersa in mare per monitorare la fauna marina: ogni anno, dal mese di aprile al mese di luglio, sono posizionati dieci mattoni in diversi punti del Golfo tra Santa Teresa e Porto Venere, per scoprire se ci sono e in quale consistenza quelli che sono chiamati “gli intrusi”. Cioè le specie aliene che stando a quelle identificate sono il tristemente noto granchio blu, la spruzzetta di mare, l’ostrica giapponese e il pesce flauto.

Ma come fanno questi organismi ad arrivare nel Mediterraneo e quindi nel nostro mare? I sistemi sono diversi:  la chiglia delle navi, l’Acquacoltura, i canali artificiali. Una volta arrivati non hanno problemi ad adattarsi nelle acque del Mediterraneo favoriti dall’innalzamento delle temperature del mare. Poi se questi intrusi si accontentassero di stare tranquilli e non fare danni non ci sarebbe niente di male accettare questi ospiti. Ma purtroppo non è così. La presenza di queste specie aliene comporta conseguenze anche gravi: nell’immediato sono portatori di rischi per la salute come è per le meduse e per i pesci palla, nella prospettiva sono la causa della riduzione della biodiversità che, specie in Italia, non solo a terra ma anche in mare, è un tesoro mondiale di biodiversità, danni che assumono infine anche, come si vede dalla cronaca, una valenza di danni economici.

E dunque? Tra gli obiettivi principali del progetto del team guidato da Jasmine Ferrario dell’Università di Pavia c’è innanzitutto quello di migliorare la comunicazione scientifica e coinvolgere tutti e in maniera non solo conoscitiva ma anche attiva.. C’è un’app,  iNaturalist!, attraverso la quale chiunque può caricare una foto di una specie sospetta: i ricercatori si attivano per verificarla e catalogarla.

Poi si può passare all’azione. Si sa che le grandi imbarcazioni devono ripulire le acque di zavorra secondo convenzioni internazionali, mentre le piccole imbarcazioni da diporto non sono soggette a regolamentazioni, pur essendo anch’esse potenziali vettori di specie invasive, tenuto conto che ogni anno viene scoperta una nuova specie aliena.

Segno questo di un ecosistema in continua evoluzione, come ci certificano i sette anni di ricerca con altri tre all’orizzonte di GuardIAS per il quale si sono fatti una dimostrazione appunto in Assonautica alla Spezia e il bilancio di questa attività, salutata dall’ assessore del Comune della Spezia Giulio Guerri che dopo essersi congratulato con i giovani ricercatori: “È motivo di orgoglio per la nostra città, luogo di cultura, di lavoro e di studi legati al mare, essere anche la sede di attività di ricerca ed esperienze dal grande valore scientifico e ambientale, promosse da centri universitari di altre regioni d’Italia”.

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