LE GRAZIE – A dieci anni dalla sua scomparsa, il ricordo di Rosario Sanarico resta vivo, insieme alla sua lezione, nei cuori.
di Corrado Ricci
Da una parte il ricordo solenne delle istituzioni nel Comune di Noventa dove – il 20 febbraio del 2016, in un’immersione nel Brenta per cercare ad una persona scomparsa – perse la vita, all’età di 52 anni. Dall’altra il ricordo informale di amici e colleghi al Cantiere della Memoria col pensiero dei suoi trascorsi professionali alle Grazie, al Centro nautico e sommozzatori di punta Pezzino.
Un unico sentire per Rosario Sanarico, a dieci anni dalla sua scomparsa, fatto di tristezza, gratitudine e riflessioni. Come questa: la maggior parte di noi conduce un’esistenza tranquilla, in un contesto di sostanziale sicurezza che siamo abituati a dare per scontato ma non lo è; sì la sicurezza è il frutto del lavoro e delle rinunce di altri. Rosario era una delle fonti della nostra sicurezza sul mare e sulla terra; in quel particolare giorno era impegnato nell’ennesima missione pericolosa, mosso dall’ansia di trovare una una donna al centro di un giallo, Isabella Novenda, 55 anni.
Un piccolo flash back. Era la mattina del 19 febbraio 2016 e Padova era attraversata dall’ansia per la scomparsa della donna, segretaria di uno studio medico; le sue tracce si erano misteriosamente perse a metà gennaio; pochi giorni prima era arrivata la clamorosa rivelazione di Freddy Sorgato: Isabella era morta in seguito a un gioco erotico finito male e lui, in preda al panico, ne aveva gettato il corpo nel Brenta. Una bugia. Ma intanto lì, su un tratto a ridosso delle chiuse, si erano concentrate le ricerche; per scandagliare i fondali, si era immerso Sasà, giunto dalla base del Cnes Pezzino. Quelle acque non hanno mai restituito il corpo di Isabella ma sono diventate letali per il poliziotto anfibio: rimase incastrato sotto una chiusa, presupponendo che li potesse trovarsi in corpo della donna.
Nel giorno dell’anniversario, facendo memoria della tragedia e stringendoci ai suoi famigliari, sentiamo il dovere di dire grazie a una persona che ha sempre messo le vite degli altri davanti alla propria. Come sempre ricordano i suoi colleghi; ce lo hanno raccontato commossi alle recenti edizioni della Giornata del mare quando, alle Grazie, con l’associazione La Nave di Carta, diedero vita ai laboratori archeologici ‘immersivi’ davanti alla spiaggia e a un centinaio di ragazzi ammirati. Sasa’ non c’era ma era se ci fosse. E ci sarà anche alla prosssima Giornata del mare… Intanto un filo conduttore attraversa queste immagini: il richiamo a fare tesoro della lezione di Sasa’.



