Genova – Continua la battaglia dei comunicati sulla costruenda diga di Genova, con il sub commissario Carlo De Simone (nella foto) che interviene per fare il punto della situazione sullo stato delle cose.
“Ancora una volta alcuni politici in Liguria preferiscono cercare titoli sui giornali o, generiche e infondate notizie, anziché confrontarsi con la nostra struttura per sapere come stanno realmente le cose.
Ne approfittiamo allora per chiarire – si spera una volta per tutte- alcuni punti essenziali della questione:
Intanto la diga rappresenta un’opera nazionale strategica non solo per la sicurezza e l’integrità del nostro porto, ma anche per il futuro ruolo dell’Italia quale protagonista nel traffico merci internazionale. Attaccare ogni giorno quest’opera vuol dire attaccare Genova, la Liguria e il nostro Paese.
L’attività di produzione dei cassoni, con il nuovo impianto di calcestruzzo a Vado, continua a ritmi sostenuti: lo dimostra il varo preliminare del primo mega cassone da record, destinato al successivo completamento della prefabbricazione in galleggiamento, un blocco compatto come un edificio di 11 piani, lungo due autobus in fila (66 m) e largo come una strada a 4 corsie (33 m).
I 12 cassoni in mare sono ben solidi e monitorati in tutti i parametri disponibili con un costante confronto con progettisti e tecnici sul comportamento della struttura nel suo complesso che è stata confermata in linea con le aspettative. In particolare i consolidamenti realizzati – già oltre il 70% – hanno dimostrato con prove tecniche certificate il miglioramento delle caratteristiche dei fondali, in piena coerenza con i calcoli di progetto.
La diga tra fase A e fase B è in linea con i costi inizialmente stimati, risorse già completamente finanziate. Gli unici extra costi riguardano la fase A (mentre nessuno è sopravvenuto per la fase B che è attualmente in gara) ed ammontano a 160 milioni di euro. Il motivo è dovuto dall’aumento dei costi delle materie prime e da maggiori lavorazioni, richieste proprio per garantire il consolidamento e la durata dell’opera a tutti i possibili stress-test, su una lunghezza di colonne doppia rispetto al progetto iniziale, dovuto a una stratigrafia diversa dei fondali rispetto al PFTE, un tipico “imprevisto geologico” che per legge ricade sulla stazione appaltante. Dall’altra al prolungamento dei lavori resosi necessario per i tempi connessi all’iter autorizzativo seguito alla variante di layout che ha permesso di portare avanti Fase A e Fase B in parallelo con un risparmio di oltre due anni di tempo.
Continuare a fare opposizione politica abbracciando il partito del no, non porterà né alla verità sull’opera né al consenso. Quello si costruisce col fare, non col disfare: l’unica verità è che la diga terminerà entro il 2027, un traguardo che testimonia il lavoro di squadra, la competenza tecnica e la visione di un’infrastruttura che cambierà il volto della portualità italiana ed europea”.




