LA SPEZIA – Perché cresce la preoccupazione sul rischio di gravi danni provocati dai dazi Usa? La risposta sta nei numeri dell’export che impongono risposte dell’Unione Europea agli effetti su porti, catena logistica, economia e occupazione.
di Salvatore Avena
I recenti sviluppi del commercio internazionale sono tornati a mettere in luce l’importanza strategica dei porti italiani. E in particolare il Porto della Spezia che si distingue per la sua storica vocazione all’export, con percentuali che hanno superato negli ultimi decenni i due terzi dell’intero traffico gateway.
La ribadita importanza strategica consegue dal fatto che i porti sono fondamentali per il nostro export e che non possono essere trascurati i segnali d’allarme sempre più pressanti provenienti dalle aziende italiane e dalla catena logistica a causa dei dazi.
Sono i numeri a darci la dimensione del fenomeno e quindi del rischio che stiamo correndo.
Come sottolineato infatti dagli studi di Assoporti e di SRM, il 53 per cento delle nostre relazioni commerciali con gli Stati Uniti avviene via mare e le attuali tensioni commerciali potrebbero compromettere ulteriormente una catena logistica già molto complessa. Sono sempre i dati a parlare chiaro, dati che non devono essere sottovalutati: l’interscambio marittimo tra Italia e USA ha raggiunto i 36 miliardi di euro nei primi nove mesi del 2024, con gli Stati Uniti come primo cliente per commercio marittimo italiano per 27,7 miliardi di euro. E i dazi annunciati dall’amministrazione Trump potrebbero colpire duramente i nostri principali prodotti esportati, come meccanica, agroalimentare e mezzi di trasporto che oggi valgono 19,4 miliardi di euro.
Già uno studio di Nomisma per Cia-Agricoltori Italiani evidenzia che una guerra commerciale prolungata tra Stati Uniti ed Unione Europea può causare gravi danni ai nostri prodotti agroalimentari più competitivi. Con un export agroalimentare verso gli USA cresciuto del 158 per cento in dieci anni, il mercato americano è oggi il secondo più importante per il cibo e il vino Made in Italy, con un valore di 7,8 miliardi di euro nel 2024.
Sempre secondo questo studio l’Italia è tra i primi dieci esportatori mondiali con oltre 67 miliardi di euro di prodotti agroalimentari esportati. Un grande risultato questo che è stato raggiunto grazie a una crescita costante delle produzioni e all’incremento delle vendite oltre frontiera di oltre 8 punti percentuali nel 2024 rispetto all’anno precedente. Nessun altro paese esportatore ha registrato un dato simile: l’export agroalimentare francese è rimasto quasi invariato (+0,7%), Germania e Spagna non sono andate oltre il 6 per cento.
Quelli italiani sono insomma numeri decisamente importanti per la nostra economia, per cui la prospettiva di nuovi pesanti dazi rappresenta una seria minaccia per la continuità della nostra catena logistica e per le aziende collegate. I porti italiani, già sotto pressione per le questioni geopolitiche e il riposizionamento di molti traffici, rischiano di dover affrontare una nuova situazione di tensione ora a causa dei dazi con conseguenze dirette e indirette a tutt’oggi imprevedibili.
Se le previsioni più pessimistiche si avverassero, il rischio di una crisi nella catena logistica e nelle attività portuali sarebbe di vasta portata e profondità: i porti italiani, e con essi l’economia nazionale, potrebbero trovarsi per primi sull’orlo di una crisi senza precedenti.
Il rischio non è un danno certo ma l’allarme è reale e chiaro: l’Italia e l’UE devono agire ora per proteggere uno dei settori più vitali del nostro paese. Un intervento tempestivo e deciso è non solo necessario ma obbligato per salvaguardare non solo i porti ma l’intera catena logistica italiana, cioè l’economia nazionale e l’occupazione.




