Bombe sull’Iran, Medio Oriente in fiamme, l’India con Israele. E la Cina su Taiwan?

Usa e Israele continuano a bersagliare l’Iran. E la guerra si allarga al Libano mentre missili del regime degli ayatollah arrivano su Gerusalemme, Dubai e Doha. E intanto …

di Enzo Millepiedi

Il drammatico dilemma del popolo iraniano

Gli iraniani sparsi per il mondo non hanno dubbi: ringraziano a gran voce sia Trump sia Netanyahu, che chiamano Donald e Bibi, nomi scanditi nelle loro manifestazioni di gioia nelle piazze di grandi e piccole città per l’intervento israeliano e statunitense in Iran. Per i novanta milioni in Patria il dilemma, in una società dilaniata ma indomita, è, invece, ben più drammatico. Devono scegliere tra un regime sanguinario che lo ha oppresso e impoverito per quarant’anni arricchendosi e i missili che mirano ai luoghi del potere ma che fanno anche vittime civili. Come insegna la storia c’è un momento che separa il primo dal dopo e in genere è quello nel quale gli uomini in divisa, al netto dei pasdaran, decidono da che parte stare. Conservo dalle prime manifestazioni di protesta l’immagine di uno studente iraniano sotto processo – non so chi sia né so se è stato impiccato – ma l’ho tenuta per avere davanti ogni volta che accendo il computer rendo omaggio a coraggiosa dignità.

Il premier indiano al Parlamento israeliano

Gli eventi bellici hanno fatto passare sottotraccia un gesto che, nel dopo, potrebbe cambiare il panorama politico del Medio Oriente: dopo nove anni e per la prima volta, il premier dell’India Narendra Modi è intervenuto alla Knesset, il parlamento israeliano, per solennizzare, tra India e Israele, la più grande democrazia del mondo e l’unica democrazia in Medio Oriente, un partenariato strategico con una forte implicazione politica, economica e militare in tutta la regione. Accordo che rafforza il Corridoio Economico India-Medio Oriente-Europa (Imec), alternativo alla Via della Seta rafforzando quello di libero scambio fra India e Unione Europea.

E Taiwan? “Pechino non ragiona per automatismi emotivi”

Bonnie Glaser , tra le più autorevoli esperte di Indo-Pacifico al mondo e direttrice del programma Asia del German Marshall Fund, mette in guardia – in un articolo su Indo Pacific Salad – Formiche.net che invito a leggere per intero – da un riflesso quasi automatico che si ripete a ogni crisi internazionale: collegare ogni escalation globale a una potenziale mossa cinese su Taiwan. Scrive Bonnie Glaser che “l’errore è semantico prima ancora che strategico. Non si tratta di “reazione” cinese su Taiwan, ma di eventuale azione. La Cina non reagisce automaticamente alle crisi altruistiche e Taiwan non è una variabile da attivare quando il sistema internazionale vacilla, bensì una decisione legata a una strategia propria, di lungo periodo, quasi esistenziale. L’azione di Pechino risponde a una tempistica autonoma, non sincronizzata con eventi esterni, e a una volontà politica non assimilabile né alla decisione statunitense di colpire l’Iran, né all’invasione russa dell’Ucraina, né alle scelte di Donald Trump contro Nicolás Maduro. Pechino non ragiona per automatismi emotivi. Non funziona così. Eppure, questo non significa che resti indifferente, perché sull’Iran la Cina è certamente chiamata in causa”.

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