Bruxelles – In venti tra i più importanti porti europei e del Mediterraneo i portuali scendono in sciopero per chiedere il rispetto delle leggi che vietano l’esportazione di armi verso Paesi in conflitto o che violano i diritti umani.
La protesta, che coinvolge anche diversi porti italiani, da Genova e Livorno fino a Palermo e Cagliari, è stata indetta anche per dire no al riarmo e agli effetti dell’economia di guerra su salari, pensioni, diritti e condizioni di salute e sicurezza.
Tutte conseguenze sul mercato del lavoro che dipendono da scelte dell’Unione Europea la cui Commissione ha presentato misure volte a snellire e velocizzare la produzione di armamenti, nel quadro del pacchetto Omnibus della difesa e dell’European Defence Industrial Program.




