Roma – ServPort sostiene con convinzione il percorso di riforma della portualità italiana e riconosce il significativo lavoro che il viceministro alle Infrastrutture e ai Trasporti Edoardo Rixi sta portando avanti per arrivare a una revisione organica della governance portuale, attesa da anni e necessaria per rendere il sistema italiano più moderno, efficiente e competitivo.
Una riforma di questa portata rappresenta un’occasione importante per rafforzare il ruolo dei porti italiani nel Mediterraneo e nei grandi traffici internazionali, accelerare gli investimenti e costruire una strategia nazionale capace di valorizzare le specificità dei singoli scali.
«Crediamo nella riforma e riconosciamo al viceministro Rixi il grande impegno che sta dedicando alla modernizzazione della portualità italiana – dichiara Fabrizio Conni (nella foto), Presidente di ServPort –. Proprio perché vogliamo una riforma forte e destinata a durare, riteniamo indispensabile che ogni proposta emendativa sia valutata anche sotto il profilo della certezza del diritto. Efficienza e semplificazione sono obiettivi fondamentali, ma devono procedere insieme a concorrenza, trasparenza e legalità».
Un sistema associativo che cresce insieme alle imprese
La posizione di ServPort nasce dall’esperienza concreta delle imprese che quotidianamente garantiscono servizi essenziali all’operatività degli scali.
Aziende che investono risorse proprie in mezzi, tecnologie, digitalizzazione, sicurezza, tutela ambientale e formazione professionale, assumendosi il rischio imprenditoriale e contribuendo alla qualità e all’efficienza complessiva del sistema portuale.
È anche per queste ragioni che ServPort sta registrando una forte e crescente adesione al proprio sistema associativo da parte di aziende operanti nei servizi tecnici nei porti italiani.
Un’adesione che testimonia l’esigenza di una rappresentanza moderna, capace di tutelare gli operatori ma anche di dialogare responsabilmente con Governo, Parlamento, Autorità di Sistema Portuale e Autorità Marittime.
«La crescita di ServPort ci assegna una responsabilità precisa – sottolinea Conni –. Rappresentiamo imprese che investono nei porti, acquistano mezzi, introducono tecnologie, formano lavoratori e sostengono ogni giorno costi importanti per garantire sicurezza, continuità operativa e tutela dell’ambiente. Non chiediamo protezioni per queste aziende e non chiediamo scorciatoie. Chiediamo che possano competere sulla base della qualità, della professionalità e degli investimenti effettuati, con regole certe e uguali per tutti».
Battellaggio: un servizio che incide sulla competitività dei porti
In questo contesto ServPort richiama l’attenzione sul ruolo del battellaggio, che non può essere considerato un’attività marginale nell’organizzazione di uno scalo.
Il servizio assicura collegamenti operativi tra terra e nave per persone, equipaggi, tecnici, ispettori, materiali e provviste e contribuisce alla continuità delle attività marittime e portuali.
La sua efficienza incide sui tempi operativi delle navi, sull’esecuzione dei controlli tecnici, sanitari e ispettivi e, più in generale, sull’efficienza della catena portuale.
In un mercato nel quale gli scali competono anche sulla rapidità, affidabilità e qualità dei servizi offerti alle navi, l’efficienza dei servizi tecnici è quindi un elemento della competitività del porto e, più complessivamente, del sistema logistico nazionale.
Per questo sicurezza e concorrenza non devono essere considerate obiettivi contrapposti.
È possibile garantire elevati standard di sicurezza attraverso requisiti tecnici rigorosi, qualificazione professionale, certificazioni, controlli e obblighi di servizio, mantenendo contemporaneamente condizioni trasparenti e non discriminatorie di accesso al mercato.
Emendamento 28.015: il punto non è chi svolge il servizio, ma come viene affidato
È in questo quadro che ServPort esprime una ferma preoccupazione sull’emendamento 28.015, relativo all’organizzazione dei servizi di battellaggio e ormeggio.
ServPort non contesta la possibilità che il legislatore ricerchi modelli organizzativi più efficienti. Ritiene però imprescindibile verificare se l’unificazione dei due servizi in un unico prestatore possa tradursi, nella sua concreta applicazione, nell’attribuzione del servizio di battellaggio al soggetto già incaricato dell’ormeggio senza una procedura trasparente e competitiva aperta agli operatori qualificati.
«Il punto non è stabilire per legge chi debba vincere. Il punto è stabilire regole attraverso le quali tutti coloro che possiedono i requisiti possano competere – afferma Conni –. Se si ritiene che in un determinato porto, per ragioni oggettive di sicurezza, efficienza o continuità operativa, debba esserci un unico prestatore, quella scelta deve essere motivata, proporzionata e soprattutto accompagnata da una procedura trasparente. Non comprendiamo perché un’impresa che ha investito per anni nel battellaggio debba essere esclusa dalla possibilità di concorrere all’affidamento del servizio».
ServPort ritiene infatti che l’interesse generale possa e debba essere tutelato attraverso concorrenza regolata, requisiti tecnici elevati e rigorosi controlli pubblici.
La sicurezza della navigazione, la protezione dell’ambiente marino, la tutela dei lavoratori e la continuità del servizio sono obiettivi imprescindibili. Ma eventuali limitazioni dell’accesso al mercato devono essere giustificate da esigenze oggettive e risultare proporzionate rispetto all’obiettivo perseguito.
«Non chiediamo affidamenti diretti. Chiediamo trasparenza assoluta»
La posizione dell’associazione è quindi netta.
ServPort non chiede affidamenti diretti per le proprie imprese associate e non ritiene accettabile che affidamenti diretti o corsie preferenziali possano essere riconosciuti ad altri operatori.
«Le nostre aziende sono pronte a partecipare alle procedure competitive e a dimostrare sul campo la qualità dei propri mezzi, del personale, degli investimenti e dell’organizzazione – prosegue Conni –. Non chiediamo affidamenti diretti. Chiediamo esattamente il contrario: trasparenza assoluta. Quando un servizio deve essere affidato, devono trovare applicazione i principi dell’evidenza pubblica, della libera concorrenza, della parità di trattamento, della non discriminazione, della proporzionalità e della trasparenza, in coerenza con l’ordinamento nazionale ed europeo».
Per ServPort questo rappresenta anche un principio di tutela degli investimenti.
Un’impresa deve poter programmare investimenti in nuovi mezzi, innovazione tecnologica, sostenibilità e formazione sapendo che il mercato nel quale opera non potrà essere improvvisamente sottratto alla concorrenza attraverso l’attribuzione del servizio a un altro soggetto senza confronto competitivo.
Una riforma forte deve prevenire i contenziosi, non crearli
C’è infine un ulteriore elemento che ServPort invita Governo e Parlamento a considerare.
Una riforma portuale deve aumentare la certezza delle regole e creare condizioni favorevoli agli investimenti. Una disposizione suscettibile di generare contestazioni sulla compatibilità con il diritto nazionale ed europeo rischierebbe invece di produrre l’effetto opposto: contenziosi, incertezza regolatoria e possibili ripercussioni sulla continuità dei servizi.
ServPort auspica pertanto che l’emendamento 28.015 venga sottoposto a un’attenta verifica giuridica prima della conclusione dell’iter parlamentare.
«La nostra non è e non vuole essere una posizione contro la riforma. È esattamente il contrario – precisa Conni –. Vogliamo contribuire a proteggere il grande lavoro che il viceministro Rixi sta portando avanti evitando che singole disposizioni possano diventare domani terreno di contenzioso. Una buona riforma deve dare certezza agli operatori e attrarre investimenti, non generare nuovi conflitti».
«Pronti a difendere questi principi anche in Europa»
ServPort intende continuare il confronto istituzionale con spirito costruttivo, ma considera legalità, concorrenza e trasparenza principi non negoziabili.
Qualora il testo definitivo dovesse introdurre meccanismi di affidamento ritenuti incompatibili con il diritto dell’Unione europea e lesivi dei diritti degli operatori, l’associazione è pronta a utilizzare gli strumenti previsti dall’ordinamento per tutelare le imprese rappresentate, compresa, ove ne ricorrano i presupposti, l’interlocuzione con la Commissione europea.
«Preferiamo il dialogo al contenzioso e vogliamo lavorare con le istituzioni per trovare una soluzione equilibrata – conclude Fabrizio Conni –. Ma abbiamo anche il dovere di tutelare le tante imprese che stanno scegliendo ServPort come propria casa associativa. Se necessario difenderemo i loro diritti in tutte le sedi competenti, nazionali ed europee. La concorrenza non è un ostacolo alla sicurezza: quando è accompagnata da regole rigorose, professionalità e controlli, è uno stimolo all’innovazione, agli investimenti e alla qualità dei servizi».
ServPort sostiene la riforma dei porti. Ma modernizzare significa aprire alla qualità, all’innovazione e alla competizione, non creare nuove rendite di posizione.
Nessuna scorciatoia: nei porti italiani le regole devono essere uguali per tutti.
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ServPort è una nuova realtà associativa si affaccia sullo scenario marittimo italiano. È stata ufficialmente costituita a Roma come organizzazione nazionale destinata a rappresentare le imprese operanti nei servizi tecnici marittimi e portuali, nonché nelle attività specialistiche a supporto della navigazione, della sicurezza e dell’operatività degli scali italiani.
ServPort si propone come il principale organismo di coordinamento e rappresentanza per un comparto che costituisce un presidio fondamentale sia per il funzionamento quotidiano degli scali, sia per la competitività di tutta la filiera logistica italiana. L’associazione unisce infatti le realtà imprenditoriali impegnate nei servizi tecnici e di supporto come il battellaggio, le attività antinquinamento e antincendio, l’assistenza operativa alle navi e tutti i servizi specialistici che garantiscono, giorno dopo giorno, la continuità operativa e la sicurezza della navigazione.





