New York – E’ entrato in vigore dal 17 gennaio il Trattato sull’alto mare, l’High Seas Treaty, noto anche come accordo sulla biodiversità al di fuori della giurisdizione nazionale per tutelare la salute degli oceani e del Pianeta.
Il trattato che, adottato nel giugno 2023 e ha raggiunto la soglia di 60 ratifiche nel settembre 2025, necessaria per consentirne l’entrata in vigore nel gennaio 2026, ha richiesto quasi vent’anni di lavoro e che ora fornisce un nuovo quadro di riferimento per aiutare a proteggere e gestire i due terzi degli oceani che si trovano al di fuori della giurisdizione nazionale.
Ad oggi il tratto è stato ratificato da 80 Paesi e la prima Conferenza delle Parti, o “Cop”, dovrebbe tenersi entro la fine dell’anno.
Il trattato fornisce un meccanismo giuridicamente vincolante che consente la designazione di reti di aree marine protette (Amp) in acque internazionali, un passo essenziale verso il raggiungimento dell’obiettivo globale di proteggere il 30% degli oceani entro il 2030, come concordato nell’ambito del Quadro globale per la biodiversità. Attualmente poco più dell’1% dell’alto mare è protetto, nonostante la sua importanza per la salute del pianeta e dell’uomo e per l’economia.
Per Kirsten Schuijt, Direttore Generale del Wwf International, “l’entrata in vigore del Trattato sull’alto mare segna un momento storico per gli oceani del mondo e per tutti noi che da essi dipendiamo. Con la sua trasformazione in diritto internazionale, il trattato inaugura una nuova era di governance e cooperazione oceanica, con un immenso potenziale per garantire oceani ed economie più sani e resilienti. Questo è solo l’inizio del viaggio: esortiamo i governi e le imprese a collaborare per attuare efficacemente il trattato, e incoraggiamo i paesi che non l’hanno ancora fatto ad aderirvi”.




