LA SPEZIA – Mentre prosegue la mostra L’arte di viaggiare. L’Italia e il Grand Tour, prorogata al 12 gennaio, dal 14 dicembre sarà aperta al pubblico al Museo Civico “Amedeo Lia” l’esposizione “L’Adorazione dei pastori” di Luca Cambiaso. Un capolavoro per il Natale voluto dall’Amministrazione Peracchini.
Così il sindaco della Spezia Pierluigi Peracchini: “In occasione delle festività natalizie ho voluto fortemente una nuova esposizione, che arricchisce le opere di grande valore contenute nel Museo Lia e quelle della mostra “L’Arte di Viaggiare. L’Italia e il Grand Tour”, per offrire ai visitatori un’occasione preziosa per riflettere il significato del Natale. L’Adorazione dei Pastori di Luca Cambiaso, proveniente dalla prestigiosa Pinacoteca di Bologna è un’opera che ci invita a riscoprire le origini di una delle festività più importanti del calendario liturgico, soprattutto per le nuove generazioni. Al tempo stesso, rappresenta la capacità del Museo Lia di dialogare e collaborare con istituzioni museali di rilevanza nazionale, confermando il ruolo sempre più centrale del nostro museo come punto di riferimento per l’arte e la cultura”.
L’esposizione della monumentale e splendida tela, conservata alla Pinacoteca Nazionale di Bologna che eccezionalmente l’ha concessa in prestito al Museo Lia, sarà un’occasione di approfondimento anche grazie all’esposizione concomitante di un disegno che pare del tutto collegato alla tela bolognese, proveniente da Collezione privata. L’esposizione pertanto, per la quale è previsto un allestimento dedicato con relativi apparati didattici, si pone quale importante opportunità di confronto tra il disegno, nella cui sintesi di segno è già tutta l’idea compositiva, e la tela conseguente, realizzata, come è noto, presumibilmente negli anni 1565-1570 per la cappella Casali in San Domenico di Bologna da parte del maestro ligure di indiscussa fama. La fortuna locale di questo rilevante testo figurativo, peraltro, è stata la causa della replica del dipinto stesso, come ben dimostra l’analogo testo concepito ugualmente nel corso del XVI secolo, parimenti conservato alla Pinacoteca Nazionale di Bologna.
Il prezioso disegno, che eccezionalmente, dopo quasi cinquecento anni, viene riunito alla grande tela, introduce alla complessa questione della grafica composta da Cambiaso e dalla sua bottega. Il gruppo dei disegni di Luca Cambiaso, o a lui imputati, pur spesso corredati di firma, introducono l’ampia questione dell’autografia dei fogli riferiti o riferibili al maestro genovese. “Tanti furono i suoi disegni, che di gran lunga superarono il numero di quei di molti Pittori insieme…”, afferma Soprani, e Lanzi lo segue nel dirlo “Disegnator pronto, fiero, grandioso…”, a dimostrazione dell’apprezzamento sincero e dell’attività inesausta del Cambiaso disegnatore. Alla grandiosità esecutiva, riconosciutagli all’unisono senza alcun tentennamento, faceva quindi eco la prolificità di segni. E in effetti la produzione risulta tanto copiosa – a tal punto, che nessun artista rinascimentale gli sta al passo- per quelle agilità di scrittura e velocità di esecuzione che il maestro metteva in atto con incredibile estro, così che dai prototipi, di cui peraltro esistono numerose varianti, derivava un numero infinito di repliche, autografe, e di copie prodotte in bottega, e non solo.
************************************
Luca Cambiaso (1527 – 1585)
Luca Cambiaso nasce a Moneglia, centro rivierasco del Levante ligure, il 18 ottobre 1527, e, dopo lunga e proficua carriera, muore il 6 settembre del 1585 a L’Escorial in Spagna, dove Filippo II, sedotto dalla sua fama, lo aveva chiamato per decorare la volta della chiesa del grandioso monastero. Della sua vita molto sappiamo grazie al resoconto di Raffaele Soprani (Genova, 1612 – Genova, 1672), storico, pittore e politico genovese autore delle Vite de’ pittori, scultori ed architetti genovesi, e de’ forestieri che in Genova operarono, edito nel 1674, dove Luca Cambiaso viene descritto come pittore, plastificatore e ancora modellatore di figure. Proprio Soprani afferma senza indugio che “tanti furono i suoi disegni, che di gran lunga superarono il numero di quei di molti Pittori insieme…”, e Lanzi lo segue nel dirlo “disegnator pronto, fiero, grandioso…”, a dimostrazione dell’apprezzamento sincero tributata a Cambiaso disegnatore. Alla grandiosità esecutiva, riconosciutagli all’unisono, faceva quindi eco la prolificità di disegni. E in effetti la produzione risulta tanto copiosa – a tal punto, che nessun artista rinascimentale gli sta al passo- per quelle agilità di scrittura e velocità di esecuzione che il maestro metteva in atto con incredibile estro, così che dai prototipi, di cui peraltro esistono numerose varianti, derivava un numero infinito di repliche, autografe, e di copie prodotte all’interno della bottega, e non solo. Insomma, una quantità smisurata di materiale a dimostrazione del primato raggiunto in tal senso, a tal punto icastico che tra gli artisti al maestro prossimi solo coloro dotati di forte personalità riuscirono a trovare un percorso individuale e una decisa autonomia di espressione.




