LA SPEZIA – Un collegamento diretto tra la città della Spezia e la Val di Magra è un sogno che affonda nei desiderata di decenni e che idealmente non è stato abbandonato neppure con la realizzazione del raccordo autostradale, seppur l’unico in Italia che sfocia nel cuore della città.
Un raccordo che non pone comunque in sicurezza logistica e trasporti in caso che diventi anche temporalmente inutilizzabile. E comunque, si è detto questa mattina in Confindustria, non sufficiente a sostenere le esigenze dello sviluppo.
E si è anche quantificato il danno eventuale: in caso di blocco totale del raccordo La Spezia-Santo Stefano Magra la perdita economica per la provincia sarebbe di 1.4 miliardi di euro all’anno e di oltre 14mila posti di lavoro, con aumenti di tempi di percorrenza del 40 per cento in base allo scenario dello Studio Strategico Infrastrutture, finanziato da Ance La Spezia e dall’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Orientale ed elaborato da Advisory del Centro Studi Confindustria con l’Università La Sapienza di Roma.
Studio che mette la lente di ingrandimento sulla centralità del ramo dell’A15 nella vita economica e sociale di tutto il territorio spezzino, senza il quale il comprensorio andrebbe incontro a una sorta di default economico in caso di prolungata inutilizzabilità dell’arteria. Ha ricordato Alberto Bacigalupi, presidente di Ance La Spezia, che anche la Variante Aurelia è un grande investimento ma con un’ottica distributiva interna alla città mentre nella prospettiva di sviluppo del territorio che si associa al previsto raddoppio del Pil nei prossimi dieci anni, secondo quanto ci dice lo Studio Ambrosetti, il tipo di impostazione che risale agli anni Settanta potrebbe compromettere questo slancio”.
Per questo enti e comuni ci si è mossi per creare un’alternativa viabilistica, appunto la Superstrada del Golfo tra le zone industriali di Vallegrande e di Arcola da collegare a una Cisa-Bis e al bypass di Santo Stefano Magra.
Addirittura la mancata crescita sarebbe la migliore delle ipotesi mentre la peggiore, il blocco totale del raccordo su cui viaggiano in media ogni giorno oltre trentamila veicoli leggeri e 6.600 veicoli pesanti, metterebbe in ginocchio l’economia spezzina.
La chiusura del raccordo per un anno, secondo La Sapienza, porterebbe una morìa di aziende compresa tra il 2.1% e il 5.3% del totale provinciale. E’ stata Carolina Serpieri dell’ateneo romano a spiegare che “lo scenario apocalittico comporterebbe aumento dei tempi di trasporto di merci e personale, rischio di congestione sul resto della viabilità, difficoltà logistiche, maggiori costi legati ai ritardi sulle consegne con conseguenti penali e disagi per la clientela che porterebbero a una minore propensione all’acquisto, fenomeno questo legato anche al mercato croceristico. A farne le spese sarebbero insomma il porto e le crociere, ma anche la cantieristica navale, la logistica e l’industria legata alla Difesa”.
Ha completato lo scenario perverso Simone Lazzini, professore di economia aziendale dell’Università di Pisa così: “Accedono alla Spezia più o meno 31mila veicoli leggeri al giorno, di cui il 41% da Via Carducci. Gli altri arrivano da Sarzana attraverso il Termo, oppure da Lerici o Buonviaggio. Azzerando gli accessi da Via Carducci il peso verrebbe redistribuito su questi assi con aumento di tempi di percorrenza importanti. Per fare Lerici-La Spezia si passerebbe da 20 a 100 minuti da Lerici come arrivando da Buonviaggio. Da Sarzana ci vorrebbero fino a 140 minuti. Lerici sarebbe la più gravata dall’aumento di traffico, seguita da Sarzana e Buonviaggio. Sarebbero 72mila chilometri percorsi in più al giorno con ricadute negative su inquinamento, impatto acustico, consumo di carburante e costi vari tra pneumatici, manutenzione dei veicoli e svalutazione degli stessi. Per quanto riguarda i veicoli pesanti, l’unica alternativa sarebbe far arrivare i camion in porto solo di notte tramite Lerici e Prati di Vezzano con l’attività portuale che verrebbe a sua volta spostata sugli orari notturni”.
E’ nata anche da queste considerazioni l’intesa firmata dalle amministrazioni comunali di Ameglia, Arcola, Bolano, Castelnuovo Magra, Follo, La Spezia, Lerici, Luni, Santo Stefano Magra, Sarzana e Vezzano Ligure per presentare alla Regione Liguria il progetto di un nuovo tracciato di 16.9 chilometri, diviso in tre lotti, dal costo di 540 milioni di euro. La finalità di questo studio è trovare le risorse finanziarie per realizzare queste opere.
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