LA SPEZIA – “Sul Nord Africa l’Italia ha potuto esercitare con maggior libertà il proprio peso economico e politico con progetti di cooperazione e la presenza delle proprie imprese, questa attività negli anni ha costruito una forte credibilità del nostro Paese, che ci rende interlocutori importanti per molti paesi della sponda Sud del Mediterraneo”.
Così Filippo Simonelli dell’Istituto Affari Internazionali (IAI) nel suo intervento a “A bridge to Africa” nella prima giornata dell’evento in corso alla Spezia, per il quale dunque il nuovo Piano Mattei non nasce con questo governo ma affonda le proprie radici in queste iniziative. Lo stanziamento di 5 miliardi di euro può costituire un boost, ma non è detto che basti di fronte ad altri competitor come Russia e Cina: resterà un’ottima iniziativa, ma – ha insistito Simonelli – andrà europeizzato per diventare sempre più efficace”.
E’ stato poi affidato a Emanuele Oddi, analista di Eurispes (Istituto di Studi Politici Economici e Sociali) il compito di aggiornare sullo stato dell’economia africana il cui pil è in una crescita, prevista tra il 3% e il 4%, in ribasso rispetto a quelle iniziali di quest’anno, a causa dell’epidemia di monkeypox e la crisi sudanese. Ma ciò non toglie che secondo la Banca Mondiale, 8 dei 10 principali Paesi in maggior crescita sono africani. Questo non deve farci dimenticare le criticità di alcuni Paesi, come il Niger e la sua giunta militare. Dobbiamo quindi andare oltre i numeri e i macro dati, prendendo in considerazione le congiunture: la crisi energetica e quella climatica, le tensioni e i conflitti interni ed esterni ai Paesi, i cambiamenti demografici che sono tutti elementi concreti che interagiscono e da tenere comunque in considerazione.
E se Antonio Gozzi, Special Advisor con delega all’Autonomia Strategica Europea, Piano Mattei e Competitività di Confindustria, aveva ricordato (come riferito nel precedente articolo) che il Piano Mattei è concepito per favorire alle aziende private italiane un salto di qualità, con un ruolo complementare a quello delle grandi aziende partecipate dallo Stato, attraverso un approccio sistemico, Andrea De Meo, analista di Sace, ha descritto il nuovo approccio dell’agenzia italiana all’Africa per stimolare opportunità di business, fornendo appunto un quadro di sistema.
“L’interscambio tra Italia e Africa nel 2024 – ha sottolineato De Meo – è stato di 60 miliardi, ma i dati sono in calo, anche a causa del termine di alcune commesse. Si tratta dunque di un quadro di eterogeneo: dall’Egitto, per esempio, ci attendiamo una crescita importante, ma ci sono anche altri Paesi, come il Marocco, che presenta un tessuto produttivo ad alto valore abbastanza sviluppato. Sace in Africa aveva un’esposizione in Africa nel 2010 da 1,5 miliardi, ora siamo a 15 miliardi di euro. Quel che stiamo cercando di fare in questi anni, anche anticipando il Governo, è affiancare alla nostra attività di credito quella della push strategy, individuando una serie di controparti e metterle in relazione con le aziende italiane, con l’obiettivo di creare nuove opportunità. Vogliamo essere noi a creare nuove opportunità di business, passando da follower a leader”.
(5 – continua)



